Quattro chiacchere sui boschi di Muzzana con Luca Lapini, zoologo e naturalista del Museo Friulano di Storia Naturale

27.04.2024

Abbiamo intervistato Luca Lapini, zoologo e naturalista del Museo Friulano di Storia Naturale, da sempre frequentatore dei nostri boschi, che in più di un occasione ha collaborato con Artetica per la costruzione del nostro sito e come relatore in serate divulgative promosse dalla nostra associazione.

Buona lettura!

– Quando è stata la prima volta che ha visitato i nostri boschi?

Nel 1974

– Che cambiamenti ha osservato nel corso di questi anni?

Bisogna distinguere tra cambiamenti biologici e cambiamenti selvicolturali

Tra i primi quello più imbarazzante per le conseguenze sulla biocenosi è certamente l’arrivo del cinghiale, datato fine anni ottanta, ma anche il ritorno dello scoiattolo, riferibile allo stesso periodo, inquadrabile in un fenomeno generalizzato e positivo di rinaturalizzazione della pianura friulana
Il ritorno del lupo, datato 2022, è però forse quello più eclatante e carico di simbolismi
E ci ricorda il valore di questi relitti di bosco planiziario anche sul piano storico, oltre che ecologico
Con equilibri biogenetici che tuttavia stanno cambiando anche per l’eccessivo diradamento del bosco Baredi-Selva di Arvonchi, sottoposto ad un poco condivisibile piano di riconversione forestale a fustaia di un lacerto forestale troppo piccolo per essere lavorato come un parco forestale montano
Questo diradamento Selvi colturale ha favorito l’ingresso di diverse specie eliofile, che nei boschi fitti non entravano
È il caso del biacco nero Hierophis viridiflavus carbonarius, che negli anni settanta e ottanta non era presente nei boschi, mentre oggi vi è ben diffuso
Questo bellissimo serpente eliofilo, è bene ricordarlo, è un formidabile predatore di rettili che negli ultimi boschi planiziari trovano rifugio
Il recente arrivo dello sciacallo dorato Canis aureus (Bosco Sacile di Carlino) completa il quadro dei mutamenti biogenetici più notevoli di queste comunità di vertebrati, che sottolineano il grande dinamismo delle comunità faunistiche locali

Tra i secondi merita ancora ricordare il piano di conversione forestale a fustaia del Baredi, che ha comportato un’ aumentata penetrazione di specie eliofile all’interno del bosco relitto
Anche il tentativo di facilitare la fruizione escursionistica del Bosco Baredi con vialetti e panchine si scontra con l’esigenza di tutelare aree forestali ormai troppo piccole per essere diradate

– Che valore dare ai nostri boschi, considerato il contesto antropico che li circonda?

Sì tratta di vere isole ecologiche nelle quali molte specie (animali e vegetali) forestali trovano l’unica possibilità di sopravvivere in un paesaggio antropico agronomico completamente banalizzato dall’attività agricola
La funzione è quindi essenziale per la conservazione della natura
Il recente ritorno del lupo ce lo ricorda, e con lui lo scoiattolo e mille altre specie forestali che in pianura altrimenti si sarebbero estinte per sempre
E invece, nonostante noi, stanno recuperando terreno

– Di fronte a problematiche ‘globali’ c’è chi, come noi, pensa che abbiano il loro valore anche le risposte ‘locali’.
Che ruolo possono avere le comunità nella salvaguardia dei nostri ecosistemi?

Basta ricordare che i boschi di Muzzana sono sopravvissuti soltanto grazie agli usi civici
Per capire l’importanza dell’amore dei locali per la conservazione di habitat a rischio
In questo senso la conservazione dei boschi comunali di Muzzana assume un valore paradigmatico
Senza la protezione attiva dovuta alla memoria di nonni e nipotini questi boschi sarebbero già stati sostituiti da campi di mais o sarebbero stati usati per discutibili impianti di termovalorizzazione di biomasse
Il valore di questi lacerti biologici della nostra storia va ben oltre il fuoco di un caminetto acceso
Il valore della biodiversità, della memoria e della poesia del ricordo, diventano vera forza popolare al servizio della conservazione biologica
Questa è la strada, caparbiamente in direzione della conservazione, per continuare a dare voce a chi non ce l’ha.

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