Negli ultimi mesi il nostro territorio nelle zone limitrofe al bosco, in particolare sugli argini del torrente Cormor e del fiume Turgnano, ha subito profonde mutazioni. Si sono susseguiti vari lavori di ripulitura e abbattimenti di alberi, in alcuni tratti con l’intento di ridurre specie infestanti quali Amorpha fruticosa, in altri, stando alle informazioni in nostro possesso, con misure alquanto drastiche per scongiurare eventi alluvionali.
Le zone interessate dagli interventi ricadono quasi interamente all’interno dell’area protetta SIC IT3320034 “Boschi di Muzzana”, sia per quanto riguarda il corso del torrente Cormor lungo il bosco Coda di Manin, sia per quanto riguarda la zona in cui è prevista la futura realizzazione del corridoio ecologico che dovrebbe unire il bosco Coda di Manin al bosco Baredi Selva di Arvonchi.
Inoltre i lavori sono proseguiti lungo tutto l’argine del Cormor (fino alla darsena presente alla fine del tratto transitabile), interessando quindi altre zone protette, quelle del SIC IT3320037 “Laguna di Marano e Grado”.
Neppure gli argini del fiume Turgnano, adiacenti al bosco Baredi, sono sfuggiti all’intervento di “pulizia”, restituendo un paesaggio spoglio e desolato in un territorio piatto e livellato dagli usi agricoli in cui i nostri boschi rappresentano l’unica variabile verticale.
La coperta risulta sempre troppo corta: per contrastare l’espansione delle specie aliene sono stati abbattuti pioppi, salici, ontani, frassini e canne palustri, specie autoctone, nostrane, che da sempre consolidano le sponde e depurano le acque.
Come recita il detto friulano: “piês il tacon de buse”, quando é peggiore la soluzione rispetto al problema che si intendeva risolvere.
A maggior ragione ora Amorpha fruticosa, gia presente nel tratto a monte degli interventi, potrebbe avanzare e colonizzare una nuova area appena “ripulita” e sgombra da rivali.
Per quanto attiene al pericolo di alluvioni, entrambi i fiumi interessati, in questo tratto, sono pressoché giunti alla foce, e quelle siepi di alberi coraggiosi non crediamo potessero costituire una minaccia. Erano alberi abituati al flusso costante delle maree, adattati anche all’acqua salmastra poiché qui la laguna entra ed esce, con regolarità. La fitta rete di radici di alberi e canne costituiva un solido agglomerato capace di contrastare il dilavamento operato dalle correnti.
Insieme agli alberi hanno perso il loro habitat orchidee, iris, campanellini estivi, roditori, rettili e una moltitudine di uccelli che nel canneto trovavano rifugio: tarabusi, aironi, germani, gallinelle, folaghe e chissà chi altro ancora…
Ma questi interventi, anche se consentiti, risultano davvero efficaci?
In questi ecosistemi delicati che faticosamente avevano ritrovato un proprio equilibrio, quanto ci è consentito spingere senza creare nuove fragilità?




