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I boschi di Muzzana del Turgnano sono identificati come “querco-carpineti”, con riferimento alla farnia (Quercus robur subsp. robur) e al carpino comune (Carpinus betulus).
Sono due boschi planiziari mesofili, distanti alcune centinaia di metri l’uno dall’altro, resti della grande ‘foresta Lupanica’ che ricopriva senza soluzione di continuità tutta la bassa pianura tra i fiumi Livenza ed Isonzo.
Oltre alle essenze arboree che li caratterizzano, altre legnose individuabili sono il frassino ossifillo (Fraxinus angustifolia subsp. oxycarpa), l’orniello (Fraxinus ornus subsp. ornus), il frassino maggiore (Fraxinus excelsior subsp. excelsior). Il più frequente è il frassino ossifillo. Abbiamo poi l’acero campestre (Acer campestre subsp. leiocarpum), il più raro acero platanoide (Acer platanoides) e l’acero americano (Acer negundo), sfuggito alla coltivazione e ormai naturalizzato.
Nelle plaghe più umide o presso corsi d’acqua sarà facile trovare l’ontano nero (Alnus glutinosa). È presente, anche se in forte regressione, come la farnia, l’olmo minore (Ulmus minor subsp. minor).
Tra gli alberi o alberelli che destano curiosità per i loro frutti, così lontani da quelli delle forme coltivate, sono il ciliegio selvatico (Prunus avium subsp. avium), il melo selvatico (Malus sylvestris), il pero selvatico (Pyrus piraster).
Notevole il numero di specie di arbusti: il corgnolo (Cornus mas), la sanguinella (Cornus sanguinea subsp. hungarica), il prugnolo (Prunus spinosa subsp. spinosa), il biancospino (Crataegus monogyna e, meno frequente, Crataegus laevigata), il nocciolo (Corylus avellana), il berretto da prete (Euonymus europaea), lo spincervino (Rhamnus cathartica), la lantana (Viburnum lantana), il pallon di neve (Viburnum opulus), la frangola (Frangula alnus), il salicone (Salix caprea), il caprifoglio peloso (Lonicera xylosteum), il sambuco nero (Sambucus nigra), il mezereo (Daphne mezereum) e molti altri.
Le piante più vistose sono però quelle che adornano nelle varie stagioni il sottobosco. Il periodo delle fioriture inizia presto, già a febbraio, con il bucaneve (Galanthus nivalis), abbondante in una vasta stazione nel Bosco Coda di Manin stranamente raro nel bosco comunale Baredi-Selva di Arvonchi, e con il profumatissimo mezereo o fior di stecco (Daphne mezereum). Seguono poi tutta una serie di specie, il campanellino (Leucojum vernum), la polmonaria (Pulmonaria officinalis), la pervinca minore (Vinca minor), la primula (Primula vulgaris subsp. vulgaris), gli anemoni (Anemone nemorosa, A. trifolia subsp. trifolia, A. ranunculoides), le viole (Viola alba s.l., V. hirta, V. odorata, V. reichenbachiana, V. riviniana), ecc.
In maggio poi espongono le loro infiorescenze alle visite degli insetti impollinatori bellissime specie quali il giglio giallo (Hemerocallis lilio-asphodelus), il giaggiolo susino (Iris graminea), il giaggiolo siberiano (Iris sibirica), il giaggiolo acquatico (Iris pseudacorus) ed orchidee di varie stirpe, tra le quali la sontuosa orchide maggiore (Orchis purpurea).
Segue un lungo elenco di specie, molte delle quali sono considerate in via di estinzione o addirittura estinte in tutta l’area padana.
La peculiarità di queste foreste è data anche dal considerevole numero di crittogame, che non ha eguali nella pianura antropizzata. Citiamo la lingua di cervo (Phyllitis scolopendrium subsp. scolopendrium), l’erba rugginina (Asplenium trichomanes subsp. trichomane) e la felce delle querce (Gymnocarpium dryopteris).
Particolarmente ricche anche le briofite, alcune delle quali sono inserite nella Lista Rossa delle briofite d’Italia (CORTINI PEDROTTI & ALEFFI, 1992) tra le specie minacciate di estinzione, come il Leucobryum juniperoideum, Anomodon longifolius, Anomodon rugelii e Homalia trichomanoides.

 

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